Coordinamento scientifico di Nicola Labanca e Simone Neri Serneri
giovedì 11 novembre 2010
Iniziative INSMLI / Firenze, convegno sui bombardamenti aerei
Coordinamento scientifico di Nicola Labanca e Simone Neri Serneri
domenica 7 novembre 2010
Iniziative Italia / Menaggio, reintegrare le vittime dei fascismi
Giovanna D’Amico
Coordinamento:
Giovanna D’Amico
Lutz Klinkhammer
PROGRAMMA
Domenica 7 novembre 2010
Ore 19.00: Aperitivo di benvenuto e cena
Lunedì 8 novembre 2010
Ore 9.00 I casi tedesco, austriaco e francese
Presiede: Brunello Mantelli (Università di Torino)
JÖRG LUTHER (Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”): Equamente riparare: come le vittime riscrivono il diritto
CONSTANTIN GOSCHLER (Ruhruniversität Bochum): La reintegrazione dei perseguitati dal nazismo nella Germania del dopoguerra. Dalle zone di occupazione, alla Germania divisa, fino alla Germania riunificata (1945-2009)
Ore 13.00: Pranzo
Ore 15.00:
BRIGITTE BAILER-GALANDA (Università di Vienna): Austrofascismo e Anschluß: un doppio passato e una “duplice reintegrazione?“ Scienze storiche e decisioni amministrative e politiche di riparazione in Austria
ANNE GRYNBERG (Université Paris I “La Sorbonne”, INALCO, CNRS): Perseguitati dai nazisti e perseguitati da Vichy. I soggetti delle restituzioni e della reintegrazione in Francia.
Ore 19.30: cena
Martedì 9 novembre 2010
Ore 8.00-9.00: colazione
Ore 9.00 Il caso italiano
Presiede: Christof Dipper (TU Darmstadt)
GIOVANNA D’AMICO (Università di Torino): Le norme di reintegrazione delle vittime del a) regime monarchico-fascista, b) della Repubblica Sociale Italiana e c) degli occupanti nazisti nei beni, nel lavoro e negli altri diritti lesi dai fascismi
GIUSEPPE SPECIALE (Università di Catania): La legislazione risarcitoria e la sua applicazione: italiani ebrei, giudici e amministrazione (1955-2010)
PAOLA BERTILOTTI (Sciences-Po, Parigi): Il punto di vista delle “vittime” e delle loro associazioni
LUTZ KLINKHAMMER (Istituto Storico Germanico, Roma) e FILIPPO FOCARDI (Università di Padova): Il problema degli indennizzi delle vittime del nazismo e del fascismo nel contesto delle relazioni tra i due Stati: genesi e conseguenze degli accordi italo-tedeschi degli Anni ‘60
Ore 13.00: Pranzo
Ore 14.00:
TAVOLA ROTONDA:
Prospettive di ricerca e aspettative nei singoli contesti nazionali e nel contesto europeo; come potrebbe configurarsi un modello europeo di “reintegrazione?”
Partecipanti:
Ore 19.30: Cena
Mercoledì 10 novembre 2010
Colazione e partenza
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PREMESSA
La “reintegrazione” delle vittime dei “fascismi”. I casi austriaco, francese, tedesco e italiano
Gli studi sulla reintegrazione delle vittime dei fascismi nel dopoguerra stanno divenendo viepiù importanti ed estendendosi progressivamente anche in quei paesi che come l’Italia hanno a lungo trascurato la rilevanza di questa tematica.
Proprio in ragione di tale interesse, ormai indubbiamente penetrato nel nostro Paese, ci è sembrato interessante organizzare un convegno che cogliesse alcuni nodi storiografici specifici, attraversando le storiografie di quattro Paesi, che per la loro contiguità storico-culturale possono essere congruamente comparati: Germania, Austria, Francia e Italia.
In qualunque analisi che voglia assumere in termini comparati le questioni legate alla Wiedergutmachung l’esempio tedesco non può essere tralasciato; non solo perché esso è stato assurto dagli alleati a caso estremo della responsabilità delle politiche di persecuzione perpetrate a danno dei soggetti suddetti, ma anche perché ha sviluppato un fiorire di studi e riflessioni la cui ampiezza è sconosciuta agli altri paesi d’Europa coinvolti.
Anche l’Austria ha tuttavia maturato approfondimenti di notevole portata sia sul versante delle persecuzioni, sia su quello della reintegrazione delle «vittime» nel dopoguerra; essa inoltre, in quanto Stato direttamente annesso al Reich, sviluppò la teoria di essere stata la prima «vittima» del nazismo, un paradigma interpretativo che sarebbe stato rovesciato solo alla fine degli anni
Ottanta, e pertanto l’idea di non avere avuto «colpe» nella persecuzione delle persone prese di mira dal nazismo dopo l’Anschluß. Qui si pone un secondo problema: l’Austria, così come l’Italia, ha avuto un doppio passato fascista, distribuito lungo archi cronologici separati; come si sono posti e si pongono i governanti di questi due paesi nei confronti del loro doppio passato? In che modo il quadro categoriale delle «vittime» risente di questa duplice linea di frattura? Si è guardato di più alla reintegrazione delle vittime dell’austro-fascismo o a quella delle vittime del nazismo? Di più al fascismo autoctono o a quello d’esportazione?
Il problema si pone prepotentemente per l’Italia in cui i governanti hanno distinto tra perseguitati dalla Repubblica sociale italiana (deportati in KL e perseguitati in generale dopo l’8 settembre 1943 anche nel territorio italiano) e perseguitati dal regime monarchico-fascista, reintegrando maggiormente i primi rispetto ai secondi.
Anche la Francia – infine – ha conosciuto sia l’occupazione nazista (e fascista nel Sudest), sia un regime fascista (sebbene non tutti concordino sull’aggettivo) autoctono, ma solo all’interno di una compresenza temporale, anche se non necessariamente geografica, che rende i problemi (anche di definizione categoriale) assai diversi rispetto ai casi austriaco e italiano.
Comparare le esperienze di questi paesi nel quadro delle politiche di reintegrazione da essi attuate è una operazione importante perché permette di mettere a fuoco la circolarità delle singole esperienze, la matrice comune di definizione del quadro categoriale delle «vittime» e le
politiche di riabilitazione attivate a favore dei perseguitati (ravvisabile nella concezione alleata di chi dovesse essere risarcito o meno), nonché le irriducibili differenze dovute ai diversi contesti e alle diverse sensibilità che caratterizzavano ciascun paese. Si tratta certamente di raffrontare storiografie di diversa ampiezza e misura, essendo quelle tedesca e austriaca assai più sviluppate delle italiana e francese, che solo dopo il crollo del socialismo reale nei paesi dell’Est (che avrebbe riaperto i problemi di restituzione materiale dei beni alle vittime prima d’allora non risarcite, per la presenza in essi del regime di collettivizzazione dei
beni), presero a fiorire. In quest’ottica tenere almeno conto in questo convegno di come nella Germania dell’Est vennero formulati i problemi di categorizzazione delle vittime e di restituzione è importante: non è peraltro solo sull’entità della reintegrazione nei diritti patrimoniali ai perseguitati dal nazismo che la sua Vergangenheitsbewältigung può essere misurata. Le modalità di comportamento legate agli indennizzi e alla restituzione del lavoro andrebbero parimenti affrontate.
Fu negli anni Novanta, ad ogni modo e proprio sull’onda della svolta di cui sopra, che tanto in Francia, quanto in Italia e Austria – oltre che nella gran parte dei paesi interessati dal problema – vennero istituite commissioni governative ad hoc allo scopo di indagare sull’ampiezza delle spoliazioni patite dalle vittime dei «fascismi» e dalla misura delle politiche di reintegrazione colà
attivate dai rispettivi governi: in quella circostanza l’Austria avrebbe coinvolto ben 160 ricercatori e prodotto 50 volumi che affrontavano una molteplicità di aspetti legati alla riabilitazione delle «vittime».
Il convegno si chiude con una tavola rotonda che vuole mettere sul tappeto una cruciale questione di fondo: fino a che punto ci si può spingere nella comparazione delle esperienze misurate nei singoli contesti nazionali? Quali sono le specificità oltre le quali diventa difficile provare a tracciare un vissuto comune? E sul piano della metodologia storica, fino a che punto è possibile separare i distinti approcci negli studi sulla Wiedergutmachung (in Germania legati all’analisi della materialità della reintegrazione delle vittime) da quelli sulle Erinnerungskulturen (in Germania legati alle politiche della memoria)? Dove si incrociano e si dividono queste due distinte modalità di approccio al passato?
sabato 30 ottobre 2010
Iniziative INSMLI / Livorno, Vittorio Foa e le Lettere della giovinezza
Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea
nella Provincia di Livorno
Interventi:
Iniziative Italia / Roma, viaggio della Memoria ANCFARGL
Programma:
Ore 9,30 - Visita al Museo Storico della Liberazione - Via Tasso, 145
Ore 10,00 Museo Storico della Liberazione
Saluti
Prof. Antonio Parisella (Direttore Museo)
Marco Lodi (Presidente ANCFARGL Sezione di Roma)
Testimonianze:
Vincenzo Colella (ex detenuto di Via Tasso)
Federico Marzollo (Presidente LI battaglione Bersaglieri AUC Monte Lungo)
Ore 12,30 Mausoleo Fosse Ardeatine
Visita guidata da Amedeo Tedesco alle Fosse e al Museo
Ore 14,00
Pranzo (20,00 €) conviviale presso il Ristorante "Lo Convento" - Via Ostiense, 491
giovedì 28 ottobre 2010
Iniziative ISSRA / Usellus, Grillo e la crisi della sinistra
COMUNE DI USELLUS
BIBLIOTECA COMUNALE
Il fenomeno Grillo e la crisi della sinistra
Sala convegni, scuole elementari Usellus
Sabato 30/10/2010 alle ore 18,00
INTRODUCE: Giuseppe Manias
RELATORI: Claudio Pilloni, Roberto Scema
COORDINA: Adriano Atzei
In collaborazione con:
Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell'Autonomia
Biblioteca Gramsciana onlus
lunedì 25 ottobre 2010
Vita INSMLI e Rete / Allarme per la sopravvivenza della Fondazione ISEC di Sesto San Giovanni
La situazione della Fondazione ISEC di Sesto San Giovanni
La politica dei tagli alla cultura, avviata dal governo, si sta riflettendo in modo esiziale su tutti gli istituti di cultura italiani. Anche quelli non interessati ai finanziamenti pubblici, o meglio quelli che per varie e non sempre giustificate ragioni ne sono esclusi, risentono dell’indirizzo generale perché anche i finanziatori privati si stanno adeguando.
Per queste ragioni la Fondazione Istituto Storia dell’Età Contemporanea - ISEC sta attraversando la crisi più grave della sua storia, a partire dalla creazione dell’Istituto per la Storia della Resistenza e del Movimento operaio, quasi quaranta anni fa. Si è verificata l’interruzione dell’erogazione dei finanziamenti degli enti privati che l’hanno promossa e che si sono impegnati a sostenerla. Ciò mette in difficoltà, o meglio avvia alla paralisi, qualunque attività ordinaria e straordinaria delle Fondazione, la gestione degli archivi e della biblioteca e la stessa possibilità per gli studiosi di accedere alla nostra documentazione. Ogni attività di pubblica divulgazione e dibattito è stata sospesa. Solo lo straordinario impegno di archivisti, bibliotecari, personale di segreteria e addetti alla comunicazione ha permesso fino a oggi di tenere aperta la sede: da mesi i collaboratori dell’Istituto non ricevono i loro compensi.
La Fondazione chiede ai suoi interlocutori, privati o enti, e a tutti i cittadini interessati alle attività culturali di intervenire in ogni sede e con ogni mezzo per mettere fine a quest’opera di distruzione di un’istituzione culturale che ha finora registrato consensi e approvazione in ogni settore dell’opinione pubblica non solo lombarda ma anche nazionale.
Il direttore Luigi Ganapini
Per un aggiornamento sull’attività della Fondazione, vediwww.fondazioneisec.it